HATE BOSS
Primo disco, video, tanta stampa e recensioni, collaborazioni interessanti (tipo quella con la web series By My Side di Flavio Parenti) e un bel po’ di date live. Si chiamano Hate Boss, vengono da Conegliano Veneto e si danno decisamente da fare per promuovere il loro “bambino” (lo chiamano così) Time Of The Signs, uscito il 30 marzo scorso, frutto di un percorso iniziato solo due anni fa. Adesso sono in tour e continueranno fino alla fine dell’estate, sotto tutte le date per sentirli dal vivo.
In due anni vi siete dati da fare, dall’esterno mi sembra che avete fatto un percorso lineare e veloce per arrivare al primo disco. È stato effettivamente così?
Ci siamo subito messi al lavoro, niente cazzeggio, abbiamo cercato di essere produttivi fin da subito. Più che con le idee chiare su cosa fare, avevamo le idee chiare su come fare.
Perché Hate Boss?
Ci serviva un nome, forse quando venne fuori qualcuno di noi aveva avuto la giornata no al lavoro. Ci piaceva l’idea di utilizzare la parola “odio”, che associata alla parola “boss” può tirare fuori mille immagini. Alla fine ognuno ha un “boss” da odiare.
Ma c’è un boss tra di voi?
Non c’è, collaboriamo tutti in maniera democratica al progetto, e questo è un altro dei motivi perché questo nome funziona per il nostro gruppo.
Siete del Veneto, da dove da sempre arrivano un sacco di band. Com’è la situazione a livello di interesse del pubblico e posti dove suonare?
La realtà è buona. C’è fermento a livello musicale, ci sono realtà che danno la possibilità di suonare. Il difficile è uscire, non intrappolarsi e diventare qualcosa che abbia una dimensione più ampia della zona da cui proviene.
Avete collaborato con Tommaso Mantelli dei Captain Mantell. Come l’avete conosciuto?
Lui è nostro amico da parecchio, dai tempi dei primi “dischetti” e demo che abbiamo registrato con lui nella sua sala prove. Quando le cose si sono fatte più serie è stato normale coinvolgerlo.
Captain Mantell, voi, Phinx, JoLaUrlo e si potrebbe continuare ancora… Si sta sviluppando un gusto comune nel mischiare rock ed elettronica?
È dura sostenere che ci sia una scena. Ci piacciono molti di questi gruppi e li conosciamo anche direttamente. Ma poi, se guardi quello che ascoltiamo, non c’è un genere di riferimento specifico, ascoltiamo veramente di tutto.
L’elettronica, in forma pura o come agente contaminante, è ovunque. In Italia non tutti i risultati finali sono poi entuasiasmanti. Non è che siamo stati “educati” male negli ascolti nel corso degli anni?
In generale sì. Forse c’è stata una cattiva interpretazione dopo la sovraesposizione post anni Novanta. Questo non vuol dire che non ci sia stata elettronica in Italia: c’è sempre stata, da Giorgio Moroder a esempi più recenti come i Bluvertigo. Il problema è stato, se c’è stato, legato a questa sovraesposizione e dalla moltitudine di strumenti per farla. Troppe cose e poche fatte bene. Oggi forse vengono fuori più cose interessanti. Comunque è un problema generale dell’Italia, facciamo fatica ad abbracciare in una maniera positiva le tendenze e stimoli che vengono da fuori.
Perché sul vostro sito avete voluto pubblicare delle piccole “guide” ai vostri pezzi?
Il nostro disco è frutto di tanti no e pochi sì. Ogni pezzo è molto sudato e ragionato, non abbiamo semplicemente buttato là tutto quello che ci veniva in mente, c’è stata molta discussione e critica al nostro interno. È per questo che abbiamo voluto dare la nostra interpretazione.
Le collaborazioni: per voi sono importanti e le curate molto. Come è nata quella con 108 per le vostre magliette?
Ci è venuto in mente proprio da By My Side, la serie di Flavio Parenti alla quale abbiamo partecipato. Lui è l’autore di uno dei graffiti che si vedono nella serie. Avevamo amici comuni – e non parliamo in questo caso di Flavio – ed è nata così l’idea di collaborare. È stato bello perché non è una cosa non studiata a tavolino, ma nata spontaneamente. In ogni cosa che facciamo c’è quasi sempre una collaborazione con qualcuno. Perché, alla fine, non c’è nulla di più bello e soddisfacente di collaborare e valorizzarsi a vicenda.
Prima del disco avete avuto l’occasione di aprire per gruppi e dj importanti. Come vivete quelle situazioni?
Diciamo che ci sentiamo più a contatto con le band più che con i dj che arrivano in un locale direttamente dall’albergo con la borsa di dischi in una mano e la Red Bull nell’altra. La nostra realtà è un po’ diversa, facciamo parte di quelli che caricano e scaricano strumenti dal furgone ogni volta che si suona. Per esempio, ci siamo trovati molto bene con i Motel Connection, decisamente un bell’incontro. Si parlò, tra le altre cose, proprio di Giorgio Moroder e di sintetizzatori.
A proposito di synth e macchine varie, quanto ci avete giocato con il doodle con il Moog che Google ha messo in home page qualche mese fa?
Per farti capire, abbiamo iniziato a smanettarci dal giorno prima dalla pagina australiana di Google. L’aspetto migliore è stato quello di giochicchiarci durante una normale giornata di lavoro…
Siete in tour adesso. E poi?
Tour, con una pausa in mezzo ad agosto, e poi si continua a settembre. Per un nuovo album è ancora presto, ma di sicuro non aspetteremo quattro anni per farne un’altro. Per un nuovo video, invece, abbiamo qualche idea, vedrete a settembre.
Prossime date:
20/07 VENICE DOC FESTIVAL, Noventa di Piave VE W/TEATRO DEGLI ORRORI
21/07 VIXENS SHOW, Rosà VI
22/07 SUMMER NITE LOVE FESTIVAL, Mogliano TV
28/07 PEDEPALOOZA FESTIVAL, Pederobba TV
30/07 SCONCERTANDO FESTIVAL, Ceregnano RO
02/08 NUVOLARI FESTIVAL, Cuneo CN









